TOSSICODIPENDENZA OGGI. QUALI CAMBIAMENTI ?

Sotto l’unico termine di abuso di sostanze o tossicodipendenza dobbiamo includere, oggi più di ieri, un’ampia ed eterogenea varietà di situazioni personali. La tossicomania non é un fenomeno tutto o nulla, ma una condizione dove le variabili interagenti sono molteplici.

Sta avvenendo un ricorso generale alle sostanze sempre più slegato dalle modalità di assunzione codificate e contenute dalla cultura tradizionale, regole che in ogni società hanno la funzione di attribuire un significato alla sostanza che si assume; droghe e psicofarmaci costituiscono un consumo sempre più consistente nella vita quotidiana.

La tipologia di utenti che accedono ai Ser.T. e alle comunità terapeutiche é cambiata profondamente negli ultimi anni. I quadri psicopatologici che si affiancano alla tradizionale personalità del tossicomane appaiono, agli operatori che tradizionalmente si occupano del settore tossicodipendenze, sempre più di pertinenza anche psichiatrica.

I casi che presentano problematiche congiunte di dipendenza da sostanze stupefacenti e problemi psichiatrici richiedono l’intervento coordinato tra Ser.t e Dipartimento di Salute Mentale su più livelli in modo da poter garantire all’ospite un accompagnamento nei diversi momenti che scandiscono un percorso terapeutico, dalla presa in carico dell’ospite, alla cura, fino al reinserimento sociale e lavorativo.

La necessità spesso molto evidente di un intervento di tipo residenziale con soggetti portatori di una “doppia” e “tripla” diagnosi (laddove intervenga anche una problematica di tipo organico, quale per es. la sieropositività, portatrice di per sé di un ulteriore carico emotivo per il paziente), deve necessariamente portare come conseguenza un cambiamento per le strutture di comunità che storicamente si occupano di tossicodipendenza.

Occorre, cioè, differenziare ed articolare il programma e la metodologia tradizionali in maniera senz’altro più complessa, modulando gli interventi per rivolgerli ad un’utenza dalle caratteristiche non più uniformi.

Una diagnosi sommaria può rendere fuorviante e fallimentare un intero percorso soprattutto perché droghe e alcol possono “coprire” tutte le maggiori sindromi e molte problematiche personali. Cessato l’uso della sostanza emergerà l’individuo con i suoi problemi, in precedenza nascosti e livellati dalle droghe.

Un valido programma può essere prospettato ed attivato solo se si é in grado di affrontare tutti quei bisogni ed aspetti problematici, che sono sottesi alla richiesta di aiuto, solo se esiste una struttura di supporto terapeutico sufficientemente forte e chiara da offrire una risposta reale.

Diventa così necessario intervenire in quelle situazioni nelle quali, assieme ai problemi di tossicodipendenza, si presentano problematiche sociali e psicologiche di un certo rilievo.

PERCHE’ LE PERSONE ASSUMONO SOSTANZE FINO A DIVENTARE DIPENDENTI?

Il potere di attrazione che le droghe esercitano sulle persone può essere collegato alle credenze e alle aspettative che si riversano sui loro possibili effetti e sulla loro funzione di fornire un qualche tipo di risposta a bisogni e desideri personali, i quali possono riguardare diversi ambiti:

  • Il bisogno di modificare, alterare e/o espandere gli stati di coscienza – ottenere cioè sensazioni e stati psicologici percepiti come piacevoli;
  • La ricerca di sensazioni forti, intense e inusuali – accompagnata, specie in adolescenza, dalla curiosità e dal desiderio di fare delle “esperienze sulla propria pelle”, di entrare in competizione con una sostanza, di sperimentare i propri limiti; insomma, di mettersi alla prova (tipico di personalità con alti tratti di sensation-seeking);
  • Il bisogno di facilitazione sociale, di appartenenza e di prestigio – la sostanza, in tal senso, diviene un mezzo che consente di semplificare, migliorare o rendere più intense le relazioni con gli altri, favorendo comportamenti più sciolti, disinibiti e socievoli, spesso al fine di facilitare sentimenti di coesione nei confronti di un gruppo;
  • Il bisogno di salvaguardare e migliorare l’immagine di sé – favorendo sentimenti di maggior efficacia e controllo personale, rafforzando l’autostima e attenuando autovalutazioni negative;
  • La ricerca di autonomia, di emancipazione, di sfida – l’esperienza con la droga rappresenta, talvolta, soprattutto per gli adolescenti, una sfida e una ricerca di occasioni concrete in cui verificare il grado di indipendenza emotiva raggiunta rispetto ai modelli e alle norme proposte dai genitori;
  • Il bisogno di ridurre gli stati di disagio e di regolare le emozioni – la sostanza appare come un mezzo per ridurre, evitare e/o controllare emozioni negative quali ansia, angoscia, incertezza, tensione, depressione, etc. che possono scaturire da sentimenti di inadeguatezza, di scarsa fiducia in se stessi, di non essere all’altezza delle situazioni con le quali ci si confronta, in cui si teme di sbagliare e di non essere considerati dagli altri come si desidererebbe.

Tenendo conto, quindi, che l’uso di sostanze psicotrope risponde a bisogni così diversificati, la comprensione del perché le persone vi ricorrono dovrà considerare strettamente l’interazione di tre fattori principali: a) l’individuo con la sua storia; b) la sostanza con i suoi effetti; e c) le situazioni (ovvero il contesto sociale) che mettono in rapporto l’individuo con la sostanza.

Inoltre, effetti rinforzanti positivi delle sostanze psicotrope d’abuso (ad es., gli effetti piacevoli prodotti dalla sostanza) sono essenziali per lo stabilirsi della dipendenza; tuttavia, affinché essa possa mantenersi nel tempo è necessario che questi effetti rinforzanti positivi si accompagnino ad effetti rinforzanti negativi (ad es., i sintomi tipici della crisi di astinenza).

TOSSICODIPENDENZA ED EMOZIONI: IL GRUPPO EMOZIONALE

Tutti sanno che i tossicodipendenti hanno un problema nella gestione delle emozioni. Le emozioni vengono negate, minimizzate o ingigantite dall’uso di s.s.

I gruppi emozionali affrontano le esperienze ed i vissuti relativi al mondo delle emozioni, al loro riconoscimento e alla loro espressione.

Le tossicomanie tendono a “coprire” i nuclei psichici generatori di forti sentimenti dolorosi, bloccando in tal modo, l’esperienza emotiva nel suo complesso. Tecniche particolari stimolano ed educano al vissuto delle emozioni nel qui ed ora rinforzando la parte positiva e vitale dell’individuo ed abituando ad una più attenta percezione del proprio corpo e del contatto con gli altri.

I gruppi emozionali servono ad apprendere a dare voce al dolore, ad esprimere, prima e aldilà delle parole, la sofferenza racchiusa in tante storie familiari, gli affetti inespressi, le comunicazioni mancate, i sensi di colpa inammissibili. La comunicazione emozionale é un modo per conoscere e conoscersi; é una modalità per comunicare con il mondo interno ed esterno: anche a livello di gruppo l’espressione delle emozioni e la comunicazione dei sentimenti attiva e stimola la spontaneità, la libera produzione, l’improvvisazione, arricchendo grandemente le risorse espressive e rielaborative. I gruppi emozionali attivano la sensorialità, hanno la possibilità di svolgere una funzione catartica nelle fasi più significative del percorso terapeutico. Alcune tecniche possono rivelarsi utili in condizioni di incomunicabilità o quando si intenda affrontare i problemi legati alla deprivazione affettiva. A livello di gruppo si favorisce l’instaurarsi di relazioni significative e vivificanti tra i membri del gruppo.

In generale la Comunità Terapeutica può davvero essere considerata la casa delle emozioni poiché la vita di gruppo, la gestione di compiti e delle responsabilità, le regole e l’organizzazione gerarchica della Comunità suscitano e stimolano senza sosta il più ampio ventaglio delle emozioni sia positive che negative.

Dott.ssa Chiara Zoppellaro

Psicoterapeuta. Comunità Crest di Cuiveglio.

 

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