Modello terapeutico
Il modello terapeutico di riferimento della CPA La Perla è legato a una lettura psicoanalitica delle patologie psichiatriche e del loro trattamento, comprendendo fattori bio-bsico-sociali, che vanno affrontati nel loro complesso attraverso l’intervento coordinato di un’équipe multidisciplinare, con operatori qualificati nelle varie aree terapeutico-riabilitative (psichiatri, psicologi, tecnici della riabilitazione psichiatrica, educatori infermieri, personale di assistenza), che condividono la responsabilità della presa in carico del paziente, attraverso il costante riferimento alla centralità del lavoro in équipe. Questo approccio riconosce che possano esserci limiti alle possibilità di intervento terapeutico e di cambiamento del funzionamento, che viene considerato come una modalità espressiva delle questioni della persona da interrogare, ma non necessariamente da eliminare.
In questo senso, particolare enfasi è data a un tempo preliminare della cura, in cui poter far sorgere un’effettiva domanda di cura. Ciò di cui siamo chiamati a prenderci cura non riguarda solo la malattia dei nostri pazienti, ma implica l’incontro con tutta la persona, mette in moto un processo che sta al confine della cura e lo oltrepassa.
Nel nostro lavoro, infatti, oltrepassiamo lo spazio chiuso e perfino sterilizzato che prevede le due sole posizioni del curante e del curato e ci giochiamo nel campo aperto che sta in continuità e contiguità con gli spazi e le presenze della vita quotidiana, con la complessità comportata dalla contaminazione tra i differenti mondi a cui il soggetto ugualmente appartiene, ciascuno portatore di proprie e specifiche esigenze che, nel processo riabilitativo, si incontrano e si intersecano.
Quando ci troviamo a che fare con una persona di cui ci viene chiesto di prenderci cura, ma che non si considera in alcun modo bisognosa del nostro aiuto o intervento, o lo rifiuta, per incominciare a muoverci, dobbiamo avere una visione appropriata della situazione in cui ci troviamo; si prospetta un intervento che non si conclude in un atto unico, come potrebbe essere l’intervento salvavita dopo il quale la relazione si conclude e ognuno va per la sua strada. Ci è richiesto di offrire le condizioni perché si possano costituire dei legami. Che senso possiamo attribuire, allora, al rapporto in cui stiamo per ingaggiarci? Come lo possiamo chiamare, se non “riabilitazione della domanda di cura” che sta alla base dell’intero processo?
Riabilitazione, pertanto, non consiste prioritariamente nel fatto che il paziente “faccia delle cose”; consiste piuttosto nell’immetterlo, nell’accoglierlo in un contesto materiale e relazionale adeguato, che comporta, in primo luogo, lo stabilirsi di una relazione calma, rassicurante, non invadente, in grado di stabilire o ristabilire un luogo in cui si possono sperimentare condizioni di vita non degradate e violente, umane.
La presa in carico prevede l’assegnazione di una micro-équipe composta da un Medico Psichiatra, un educatore/TeRP, un Infermiere Professionale e, secondo progetto terapeutico, uno psicologo. All’interno di ciascuna équipe è individuato un case-manager che si occupa del monitoraggio e del coordinamento del progetto terapeutico del paziente, in accordo con il Coordinatore.
La presa in carico in Struttura comporta la partecipazione del candidato a una convivenza comunitaria, per un tempo che può richiedere da qualche mese a qualche anno di permanenza, in un contesto volto alla protezione e al sostegno, finalizzato al mantenimento della qualità della vita, in senso materiale e psichico e all’abilitazione/ri-abilitazione di competenze volte al raggiungimento di una maggiore autonomia.
All’offerta terapeutica complessiva si affianca il percorso terapeutico individuale, che consiste nel progetto di trattamento formulato individualmente per ogni paziente, in cui si integrano il momento specificamente terapeutico (che comprende tanto il trattamento farmacologico quanto l’intervento di carattere psicologico) e il percorso specificamente riabilitativo.
L’intervento riabilitativo si articola su due assi, uno individuale e uno gruppale, andando a insistere su alcuni elementi chiave delle cure in questo ambito: quadro psicopatologico, competenze relazionali, cura di sé, legami e relazioni familiari, competenze e abilità sociali, competenza nelle abilità di base.
Per perseguire questi obiettivi, l’offerta riabilitativa prevede dunque:
- colloqui psichiatrici
- colloqui psicologici
- terapie psicofarmacologiche
- psicoterapia di gruppo / gruppi psico-educativi
- gruppi sulle abilità di base
- gruppi di risocializzazione
- gruppi di attività espressive
- gruppi di attività motorie
- interventi di sostegno alle famiglie
↑Modalità di ammissione
L’ammissione dei candidati avviene in seguito a una richiesta formulata dai Servizi Psichiatrici del territorio (CPS), presso cui il paziente è in cura; la richiesta avvia la presa di contatto diretto tra paziente e Struttura, per la valutazione della domanda e la messa a punto della proposta di percorso.
Alla conclusione positiva di questa fase, il candidato viene inserito in una lista di attesa e avvierà l’esperienza residenziale in funzione delle disponibilità di posto.
Poiché i posti della Struttura sono interamente accreditati e a contratto con l’ATS di Bergamo, i costi della frequenza dei programmi assistenziali e riabilitativi sono completamente a carico del Servizio Sanitario Regionale.
La priorità di ammissione è correlata alla data di comunicazione di idoneità al termine della fase di valutazione e in relazione a particolari criteri di urgenza valutati dalla Direzione Sanitaria. L’inserimento in Comunità è subordinato all’autorizzazione di spesa da parte dell’ATS e al ricevimento della documentazione sanitaria sociale e legale richiesta in fase di avvio della valutazione.
La durata massima dei programmi viene stabilita in 36 mesi, eventualmente rinnovabili per tre volte di ulteriori 12 mesi.
I criteri di ammissione comportano la presenza di una condizione clinica inquadrabile tra le seguenti diagnosi: schizofrenia e sindromi correlate, sindromi affettive gravi (sindrome depressiva ricorrente grave, sindrome affettiva bipolare), gravi disturbi della personalità. Sono considerate diagnosi di esclusione la demenza primaria e il grave ritardo mentale.
Per quanto riguarda l’accoglimento di utenti che non hanno precedenti trattamenti in ambito psichiatrico vige il limite di età di 65 anni.
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