Comunità Terapeutica Crest di Cuveglio
LA DIAGNOSI E IL TRATTAMENTO DELLA DIPENDENZA: IL MODELLO DIALETTICO-COMPORTAMENTALE E GLI STRUMENTI DELLA TERAPIA.
Dott.ssa Serena Dainese, Psicologa
IL MODELLO DIALETTICO-COMPORTAMENTALE E GLI STRUMENTI DELLA TERAPIA
All’interno della comunità terapeutica di Cuveglio viene applicato il modello dialettico-comportamentale, ideato da Marsha Linehan (1993) inizialmente per il trattamento di pazienti, principalmente donne, con gravi condotte di violenza autodiretta all’interno di un quadro borderline di personalità.
Tale trattamento, manualizzato e adattato anche ad altre utenze come ad esempio nei casi di abusatori di sostanze stupefacenti (DBT-S) e di patologie legate a condotte alimentari disfunzionali (DBT-ED), è risultato essere efficace in diversi studi (Linehan, 2009).
Il lavoro svolto attraverso questo modello si sviluppa in due direzioni complementari, quella di riduzione delle condotte disfunzionali e quella dell’aumento di strategie efficaci.
A tal fine vengono strutturati due tipologie di gruppi, una prima focalizzata sulla confrontazione e sull’analisi del comportamento, con particolare attenzione agli stimoli grilletto e agli antecedenti emotivi e cognitivi oltre che alle conseguenze generate su di sé e sull’ambiente, mentre la seconda si fonda principalmente su gruppi di skills training volti ad aumentare le capacità di fronteggiamento della crisi e di regolazione emotiva.
Il modello si basa infatti su una rappresentazione della psicopatologia che attinge dalla teoria biopsicosociale e ne identifica le cause in una disregolazione emotiva che interagisce con la presenza di un ambiente invalidante.
Il primo fattore fa riferimento a una scarsa consapevolezza delle proprie emozioni con conseguente difficoltà nella loro gestione, mentre il secondo si lega più alla presenza di un ambiente esterno, definito secondo diverse tipologie, che genererebbe tale incapacità di autoregolazione e contribuirebbe al suo mantenimento.
Per questo motivo, e ancora di più quando si tratta di pazienti adolescenti, è vivamente consigliato un percorso rivolto anche ai familiari, in modo tale che siano alleati alla terapia del figlio, rinforzando i risultati anziché fungere da ostacolo.
L’aspetto dialettico fa invece riferimento a una modalità di comunicazione volta a trovare un punto di sintesi tra poli di pensiero opposto, ovvero tesi e antitesi, con l’idea che non esista un’unica verità ma che ne possano coesistere diverse, ognuna con le sue contraddizioni.
Una visione dialettica del mondo si pone dunque come obiettivo quello dell’equilibrio e del mantenimento di una mente saggia, capace di integrare aspetti razionali ed emotivi del pensiero, senza eccedere radicalmente in uno di essi.
Per apprendere nuove modalità di funzionamento, la DBT mette a disposizione diversi strumenti, oltre alle sessioni di lavoro individuali e di gruppo.
Si tratta del materiale didattico (vedi appendice) costituito principalmente da:
Ø Schede Diario
Ø Analisi Funzionali
Ø Schede Emotive
Ø Schede di Abilità Sociali
Le schede diario sono suddivise in due spazi: un primo in cui il paziente deve osservare e riconoscere le emozioni che vive quotidianamente, dando un punteggio relativo all’intensità e un secondo in cui vengono riconosciuti e descritti i comportamenti sia funzionali che disfunzionali, osservati autonomamente o fatti osservare da altri, siano essi altri pazienti o operatori.
Le analisi funzionali sono strumenti che ricercano le origini del comportamento, “allungando i cosidetti anelli” della catena comportamentale, al fine di passare da un funzionamento automatico e impulsivo su base stimolo-risposta, all’inserimento di pensieri più equilibrati e strategie di regolazione emotiva al fine di creare uno spazio di pensiero e un tempo di latenza prima della messa in atto del comportamento che permettano la considerazione di soluzioni alternative alle proprie trappole comportamentali, rimandando un’idea di padronanza e intenzionalità rispetto alla messa in atto del comportamento stesso (Linehan, 1993).
Inoltre, vengono considerate anche le conseguenze a breve e lungo termine delle proprie azioni, in modo da responsabilizzare il paziente.
Le schede emotive fungono invece da approfondimento rispetto alle emozioni elicitate da stimoli di per sé neutri, associando l’emozione provata ed espressa a livello corporeo sia a un’interpretazione soggettiva dell’evento iniziale sia ai comportamenti agiti, evidenziando un funzionamento di cui il paziente inizia a diventare consapevole, interrompendone gli automatismi.
Le schede di abilità sociali vengono invece utilizzate con pazienti aventi un più alto funzionamento e soprattutto nella fase finale del percorso, caratterizzata da maggiori esposizioni e da un possibile reinserimento lavorativo. Il loro obiettivo è quello di stimolare il paziente a riflettere e a tenere sempre in considerazione la necessità di un equilibrio tra le richieste esterne e i propri bisogni, apprendendo le abilità per una maggiore assertività.
Nella strutturazione dell’intervento è bene inoltre tenere presente la priorità degli obiettivi, organizzati in modo gerarchico in funzione della gravità del comportamento.
I target primari sono infatti i comportamenti che minacciano la vita, seguiti da quelli che interferiscono con la terapia e con la qualità della vita per poi spostarsi sull’aumento delle abilità sociali in modo da poter trattare nuclei traumatici lasciati in sospeso (Linehan, 1993).
Nel trattare ognuno di questi aspetti si parte considerando la loro funzione nella vita del soggetto, e con essa il vantaggio secondario che ne deriva, cercando di affiancare alla consapevolezza di questi pattern disfunzionali la possibilità di sostituirli con strategie più efficaci che richiedono una maggior capacità di regolazione emotiva, in un costante equilibrio tra spinta al cambiamento e accettazione del momento presente.
La sofferenza deriva proprio dall’evitamento dell’esperienza, ostinandosi a cambiare ciò che rappresenta un dato di realtà non immediatamente modificabile e accettando invece parti di sé non funzionali, ma egosintoniche per i vantaggi che generano nel breve termine.


