Comunità Terapeutica Crest di Cuveglio
LA DIAGNOSI E IL TRATTAMENTO DELLA DIPENDENZA: I MODULI DELLA DBT E L’INCONTRO CON LA MINDFULNESS, UN EQUILIBRIO TRA ACCETTAZIONE E CAMBIAMENTO.
Dott.ssa Serena Dainese, Psicologa
TOSSICODIPENDENZA E DOPPIA DIAGNOSI
UNA DEFINIZIONE DELLA MALATTIA
La tossicodipendenza è la condizione clinica, con ricadute sociali, di chi utilizza sostanze stupefacenti al fine di modificare il proprio stato psicofisico e le sue caratteristiche principali sono quelle di essere una malattia cronica e recidivante.
Il DSM IV TR (2000) definisce il consumo di droga nelle categorie di abuso e dipendenza.
La prima fa riferimento a una modalità patologica d’uso della sostanza che comporta una compromissione del funzionamento entro un periodo di 12 mesi in presenza di almeno una delle seguenti condizioni:
- Uso ricorrente della sostanza con conseguente incapacità di svolgere adeguatamente i propri ruoli,
- Consumo in situazioni fisicamente rischiose,
- Presenza di problemi legali associati al consumo,
- Uso continuativo della sostanza nonostante le conseguenze negative.
La seconda invece si riferisce a una modalità patologica d’uso della sostanza che compromette il funzionamento in un periodo di 12 mesi, con manifestazione di almeno tre delle seguenti condizioni:
- Tolleranza (l’effetto della sostanza diminuisce con il consumo continuativo della stessa, richiedendo un aumento della dose per ottenere il medesimo effetto),
- Astinenza (la riduzione del consumo della sostanza genera effetti collaterali che richiedono l’assunzione della stessa per attenuarli),
- Assunzione in dosi maggiori e per periodi più prolungati,
- Craving (desiderio persistente della sostanza),
- Aumento del tempo investito nel procurarsi la sostanza e assumerla,
- Riduzione delle attività,
- Uso continuativo della sostanza nonostante la consapevolezza degli effetti negativi da essa causati.
Se ci spostiamo poi da una definizione della malattia a chi ne è affetto, possiamo osservare come la figura del tossicomane stia cambiando.
Fino a qualche decennio fa’, infatti, si parlava dell’”eroinomane”, la cui immagine pubblica veniva ben rappresentata dal film “Christiane F. – Noi i ragazzi dello zoo di Berlino” (1981).
Nell’attualità sembra invece aver preso piede un consumo privato, che ha sostituito l’utilizzo di sostanze anestetizzanti con altre euforizzanti, come la cocaina, più in linea con un società narcisistica sempre più richiedente e performante, dominata da un senso di onnipotenza inconsapevole che sempre più trascura la dimensione del limite.
Con il cambiamento delle sostanze elettive, oltre che dei contesti e delle motivazioni di consumo, anche l’età di esordio nell’assunzione di droga si è abbassata, con la diffusione di droghe sintetiche comunemente associate all’ambiente dei rave party (Dipartimento Politiche Antidroga, 2012; Oetting & Beauvais, 1990).
Oggi si tende quindi a parlare più spesso di poliabusatori, ovvero di consumatori di più sostanze, in un contesto in cui la droga risponde a un’esigenza consumistica volta alla soddisfazione immediata di un bisogno, determinando uno spostamento dall’oggetto sé relazionale a un oggetto sé materiale, chimico che non implica più uno scambio bidirezionale e affettivo.
Frustrazione e fatica sembrano dunque essere diventati dei tabù nella società odierna, lasciando un vuoto, individuale e sociale, che il sociologo Zygmunt Bauman ben descrive nel libro “Vita liquida” (2006).
La situazione sembra poi aggravarsi con l’aumento di patologie psichiche associate all’addiction, andando a costituire quel quadro psicopatologico complesso definito dal termine “doppia diagnosi”.
Questi disturbi psichici possono essersi sviluppati in seguito al consumo di sostanze, come ad esempio mostrano alcune recenti ricerche (Dipartimento Politiche Antidroga, 2012) su alcuni casi di psicosi giovanili legate a un consumo precoce di cannabis, oppure essere primarie rispetto all’assunzione di droga (Shedler & Block, 1990), utilizzata come autocura ad un disagio preesistente. In altri casi, invece, i percorsi delle differenti patologie possono essere indipendenti.
Un buona diagnosi si rende dunque necessaria al fine di strutturare un trattamento che definisca le priorità su cui intervenire; nel caso in cui l’addiction e la patologia psichiatrica siano correlate, infatti, l’intervento prioritario su di una può conseguentemente favorire i cambiamenti nell’altra.


